Stephanie Gengotti e quel reportage sull'Idroscalo che ha creato polemiche

La fotografa italo-francese, originaria di Ostia e vincitrice del premio Fnac racconta il suo reportage sull'idroscalo grazie al quale il settimanale L'Espresso ha pubblicato in seguito un servizio su questa zona che ha creato qualche malumore...

giovedì 2 maggio 2013 alle 11:05

L'Idroscalo è una zona di Ostia salita alla ribalta delle cronache per la demolizione di alcune abitazioni a causa di un presunto pericolo di esondazione.
Stephanie Gengotti è una fotografa professionista di Ostia, conosciuta anche all'estero per un servizio fotografico sulle gravidanze minorili a Napoli, arrivato in finale nel concorso Mariclaire International Photography Award in Francia e pubblicato sulla rivista "6mois". Nel 2010 ha vinto il premio della FNAC per un suo reportage sull'Idroscalo di Ostia, in un'intervista al nostro giornale racconta le ragioni di quel servizio.

Come mai hai deciso di fotografare proprio questo posto?
"Ho scelto di fare un reportage fotografico in questo luogo perché con esso ho sviluppato un legame affettivo fin dall'infanzia e poi per portare alla luce la situazione dell'Idroscalo, di cui si parla poco e male, ma nel quale c'è un'umanità che non viene raccontata".PER VEDERE LA FOTOGALLERY CLICCA QUI-

Come sei stata accolta dalle persone che vivono all'Idroscalo?
"Benissimo. Una volta effettuata la decisione di fare un servizio fotografico in questa zona ho vissuto per sei mesi con i suoi abitanti per raccontare il posto. Un amico mi ha fornito il contatto di Don Fabio, il parroco della comunità, il quale mi ha presentato diverse persone che vivono all'Idroscalo.
Dopo i primi tempi che mi sono serviti a conquistare la fiducia degli abitanti ho cominciato a girare da sola. Le persone si avvicinavano incuriosite dal reportage che stavo facendo e mi invitavano nelle loro case a mangiare o a prendere cun caffè. 
I membri della comunità si facevano intervistare e mi davano suggerimenti sui posti da fotografare e sulle persone che avevano la storia più interessante da raccontare. La gente di questo luogo è abituata ai fotografi e in quel periodo ne giravano parecchi".

Quali sono state le tue scelte estetiche e narrative per il reportage? 
"A un certo punto della mia permanenza ho deciso di andare all'Idroscalo solo nei giorni di pioggia e ho scelto di pubblicare le foto con il cielo nuvoloso per una scelta estetica legata alla luce e forse inconsciamente per aggiungere drammaticità.
Nelle foto ho cercato di raccontare l'atmosfera di attesa e di sospensione si respirava tra gli abitanti di quella zona di Ostia a causa dei lavori per il porto che avrebbero potuto causare la demolizione delle loro abitazioni, come poi è avvenuto successivamente per alcune. Grazie alle vittoria al concorso FNAC, dopo la quale il settimanale L'Espresso ha pubblicato un servizio di 11 pagine sull'Idroscalo con le mie foto, facendo luce sulla situazione di quel posto".

Quali sono i fotografi che hanno ispirato il tuo lavoro?
"Ho molti riferimenti tra i grandi della fotografia. Quelli da cui traggo ispirazione sono principalmente Lise Sarfati, Todd Hido, Sibille Bergeman e Alec Soth". 

Il tuo reportage è stato oggetto di qualche polemica con alcuni abitanti dell'Idroscalo. Puoi spiegare cosa è successo?
"In seguito alla sua pubblicazione sul sito di Repubblica della fotogallery del reportage alcune persone della comunità hanno chiesto di operare alcune rettifiche al giornale in relazione al titolo dell'articolo e al testo a corredo delle foto, ritenendole lesive per l'immagine della comunità. Da parte mia posso dire che ho semplicemente raccontato la realtà di quel posto e sono ancora in buoni rapporti con le persone dell'Idroscalo, che anche adesso quando vado a trovarle mi accolgono calorosamente". 

Di Marco Orlando 

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