E' morto Giulio Andreotti. Ha attraversato, e indirizzato, la storia della Repubblica

Si è spento dopo una lunga malattia a Roma. Da quello che si è appreso non ci saranno funerali di Stato, nè camera ardente, le esequie saranno celebrate in forma privata

lunedì 6 maggio 2013 alle 14:19

Giulio Andreotti si è spento oggi alle 12.25 nella sua abitazione romana. L’ex senatore a vita era stato ricoverato lo scorso  maggio al Policlinico Gemelli di Roma per una crisi respiratoria e da allora non si era più ripreso del tutto.

Da quanto si è appreso non ci saranno né funerali di Stato, né camera ardente. Le esequie saranno celebrate in forma privata nella sua parrocchia.

Nato a Roma, il 14 gennaio 1919, è stato uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana, protagonista della vita politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo.: Presidente del Consiglio per 7 volte, senatore a vita, ha ricoperto numerosi incarichi di governo: 8 volte ministro della Difesa, 5 volte ministro degli Esteri, 3 volte ministro delle Partecipazioni statali, 2 volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria, una volta ministro del Tesoro, ministro dell'Interno (il più giovane della storia repubblicana), ministro dei Beni culturali e ministro delle Politiche comunitarie.

È sempre stato presente dal 1945 in poi nelle assemblee legislative italiane: dalla Consulta Nazionale all'Assemblea costituente, e poi nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991 e successivamente come senatore a vita. È stato Presidente della Casa di Dante in Roma.

Il 2 maggio 2003 è stato giudicato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d'Appello di Palermo, la quale lo ha assolto per i fatti successivi al 1980 e ha dichiarato il non luogo a procedere per i fatti anteriori. Era stato assolto in primo grado, il 23 ottobre 1999. Nell'ultimo grado di giudizio, la II sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di appello, richiamando il concetto di "concreta collaborazione" con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980, presente nel dispositivo di appello. Il reato "ravvisabile" non era però più perseguibile per sopravvenuta prescrizione e quindi si è dichiarato il "non luogo a procedere" nei confronti di Andreotti.

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