Luigina Di Liegro: "Così voglio continuare l'opera di mio zio contro la povertà e l'usura"

Candidata al Comune di Roma nella lista civica di Marino è fortemente radicata nel X Municipio grazie alla presidenza della fondazione dedicata a Don Luigi Di Liegro. Ecco le sue proposte su buche, usura e crisi delle piccole imprese

martedì 21 maggio 2013 alle 11:16

di Fabrizio Lodi


Ha  un accento ancora inconfondibilmente yankee Luigina Di Liegro, candidata al Comune di Roma nella lista civica di Marino. Pur essendo nata a Gaeta infatti i genitori si trasferirono a New York. Nella Big Apple stava conducendo una brillante carriera in associazioni internazionali come l’ICF, quando a 29 anni decise di prendersi un anno sabbatico e di tornare a Roma dove c’erano le sue radici.
Luigina infatti è la nipote di Don Luigi Di Liegro, il fondatore, fra l’altro, della Caritas di Roma nel 1980. “Ho sempre avuto - afferma la candidata consigliera - un rapporto molto forte con il territorio del X Municipio (ex XIII), tanto che la fondazione intitolata a mio zio, che oggi presiedo, ha finanziato la costruzione della Polisportiva a Giano, nei pressi di Acilia”.
Da Roma Luigina non si è più mossa iniziando un’esperienza manageriale che l’ha portata ad essere, fra le altre cose, Assessore al Welfare della Regione Lazio nella Giunta Marrazzo e oggi responsabile dell’Anci Res Tipica (Associazione Nazionale Comuni Italiani).
Ma curriculum vitae a parte parliamo di come affrontare alcuni problemi che attanagliano il nostro Municipio.

- La questione del pessimo stato delle strade è al centro dei pensieri dei cittadini del nostro territorio…
“Innanzitutto vorrei dire che i soldi ci sono, è una balla quella che mancano sempre i fondi, basta non sperperarli. Per le buche la questione è quella di dare in affidamento delle strade per 3-5 anni come fanno in Germania. La ditta ripara una strada ed è responsabile per quell’arco di tempo della sua manutenzione, se il lavoro è stato fatto male lo deve rifare, senza costi aggiuntivi per la società…”.
-Le piccole imprese del X Municipio sono allo stremo…
“Conosco molto bene i problemi relativi alle piccole  e medie imprese, ecco i tre passi che si potrebbero fare: 1) Fare in modo che gli imprenditori possano presentare l’autocertificazione on line per la richiesta di prestiti alle banche. 2) Istituire corsi di formazione per over 40 disoccupati che potrebbero offrire il loro bagaglio di esperienze alle imprese. 3) Per i giovani avviare il co-working offrendo luoghi dove poter lavorare e crescere professionalmente a stretto gomito con altri ragazzi dalle diverse competenze”.
- Il problema della forte presenza dei Rom sta causando nel nostro Municipio pericolose tensioni sociali…
“Sono contro l’idea dei campi, bisogna aiutare chi vuole inserirsi a farlo e non con “blocchi” di persone ma singolarmente. Chi non vuole farlo? Le regole sono e devono essere uguali per tutti, siamo tutti sottoposti alla legge italiana. Non sono certo una buonista. Per il resto vorrei dire che sono favorevole allo Jus Soli”.
-I frequenti atti di violenza su alcuni locali del litorale di Ostia di questi ultimi giorni fanno pensare alla possibile presenza della criminalità organizzata che viene dal Sud…
“Più che possibile direi certa presenza! Roma ha un’emergenza criminalità, Alemanno ha fallito proprio nella questione per la quale si faceva forte quattro anni fa. Roma è in mano alla criminalità organizzata”.
  - Come presidente della Fondazione dedicata a suo zio ha a che fare spesso con il problema sempre crescente anche nel X Municipio (ex XIII) dell’usura…
“Purtroppo sì, attraverso i prestiti usurai a famiglie e imprese la malavita organizzata penetra nel tessuto economico, si appropria delle aziende in difficoltà e ricicla denaro sporco. ­­­­­E' necessario pertanto potenziare l'azione pubblica di prevenzione e contrastare questo cancro economico, investendo risorse significative attraverso il fondo etico per le famiglie usurate e la rete degli sportelli antiusura che va riformata.
“I cittadini non devono sentirsi soli. Noi politici dobbiamo andare sul territorio, farci vedere, sentire in assemblee e farci carico personalmente dei problemi che ci vengono sottoposti dalle persone”.

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