Non arrendiamoci alla povertà prima di essere battuti

Ecco la presentazione della nuova Associazione libera e popolare "Roma Capitale di Tutti" nelle parole del suo presidente Sante Casini

mercoledì 1 febbraio 2017 alle 12:44

Sono il Presidente dell’Associazione libera e popolare “Roma Capitale città di tutti”. Ho 67 anni  e faccio l’imprenditore nei settori finanza ed editoria.
Raggiunto un discreto benessere e qualche soddisfazione professionale, mi ritenevo abbastanza appagato. Cinque anni fa nel luglio del 2007 sui giornali italiani solo qualche articolo sulla crisi che stava colpendo gli usa con lo scoppio della cosiddetta Bolla  Immobiliare, provocò in me una forte apprensione. Lessi tre o quattro libri di economisti e giornalisti che poi sarebbero diventati loro malgrado tristemente famosi. 


Appresi da diverse fonti concordanti che un ciclo storico dell’economia occidentale era finito. Seppi con qualche anno di ritardo dopo l’attentato alle torri gemelle nel District di New York nel 2001, che il ciclo economico, cominciato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, si era concluso. 
Un ciclo economico particolarmente brillante, che ha portato 700/800 milioni di persone ad accedere a beni di consumo insperati e ad un benessere diffuso. Ha portato libertà individuali ed una democrazia, dove ogni testa è un voto. Libertà di impresa, di parola, di editare un giornale sembravano offuscarsi nella mia mente e nella coscienza. 

Nel dicembre del 2008 ad una cena aziendale  pur fra  allegria e canti, predissi ai miei collaboratori che sarebbero venuti anni difficili, bui. Dove la competizione e l’efficienza aziendale non sarebbero bastati a garantirci i livelli di impresa e di vita raggiunti.      
Il processo di recessione sarebbe stato lungo e crudele e quelle condizioni delle quali ciascuno di noi aveva beneficiato fino ad allora, erano finite per sempre.  in due parole il declino dell’occidente era cominciato. Reagire e contrattaccare  sarebbe stato duro e difficile.
le condizioni del quadro nelle due sponde dell’atlantico.  Non erano molto diverse da quelle degli anni 1920- 1930 in Usa e in Europa. Quando un eccesso di produzione creò le basi di un dissesto finanziario, con il fallimento di una parte consistente di banche e imprese. 
Oggi, l’auspicata ripresa non è certa e tanto meno rapida, anche a seguito del processo di delocalizzazione delle imprese italiane del nord e dell’esplosione dei giganteschi paesi asiatici (Cina e India) vere e proprie fabbriche mondiali di prodotti a basso costo.
Nel 2008 gli ottimisti tiepidi come il presidente della Confindustria dell’epoca, pronosticavano comunque che nel 2013, il prodotto interno lordo sarebbe tornato ai livelli 2007. in realtà a inizio marzo 2013 i consumi delle famiglie sono scesi di un quinto rispetto a cinque anni fa.  metaforicamente e’ come se le famiglie dovessero digiunare un giorno a settimana.


Certo allora, nel 2008  non era tutto cosi chiaro come qui scolasticamente  la racconto,  per farmi capire da tutti. Ma ricordo che molti di voi, famiglie e imprenditori, affermavano nelle interviste che si, la crisi c’era, ma comunque il loro reddito e le loro aziende tenevano, pur con qualche rallentamento. e che rispetto al futuro, non erano molto  pessimisti

Le cose non sono andate così.  la caduta del governo Berlusconi, la chiamata di Monti da parte dello stimato Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il governo tecnico del senatore Monti con il suo piano di sacrifici necessario, a cui sono stati sottoposti gli italiani potrebbe non bastare. 
Tutto quello descritto riguarda l’Italia come gli altri paesi  europei nessuno escluso, anche se con ricadute diverse. Il debito pubblico e’ comune a tutti. 
La disoccupazione ad esclusione della Germania, e’ quasi identica. le politiche monetarie sembrano non essere sufficienti. La produttività oraria e per unità di  prodotto non aumenta.  Le imprese non fanno utili. 


Nel 2014 lo stato avrà difficoltà a incassare gli 800mld per mantenere lo stato del benessere così come lo conosciamo.
E veniamo al punto.
Le elezioni politiche del febbraio del 2013 hanno segnalato tutto il disorientamento, o più onestamente dovrei dire la paura, che imprigiona il paese.
I partiti tradizionali si sono manifestati gusci vuoti, nomenclature  pronte a darsela a gambe. È già successo nella storia dell’Italia.
La guerra dei vent’anni 1994/2013, che ha visto centrosinistra e centrodestra contrapposte, ha logorato e distrutto politici e partiti.
Le discordie, le rivalità, le risse  in entrambi i fronti sono quotidiane. E per loro è sempre più difficile nasconderle. Ciascuno di loro tenta di salvarsi individualmente.
Non hanno una visione del futuro. i loro programmi elettorali di solito così ottimistici  e omnicomprensivi non hanno saputo convincere gli elettori.
Il re e’ nudo, la partitocrazia senza partiti e’ stata più dannosa della giustamente vituperata  prima  repubblica.

CHE FARE

In questa situazione il movimento anarcoide e centralistico del comico genovese, è uno sperato ma vano  e illusorio rifugio specialmente per quei cittadini , e per quelle aree geografiche del paese dove più forte si sente la crisi.

Nelle elezioni il voto di protesta , di rabbia, di vero e proprio disgusto si è orientato verso quel simbolo.
Ma le proposte di quel movimento in larga parte sono distruttive, non risolvono la crisi, anzi anticipano la nostra fine.
Grillo ci chiede  di batterci contro i vecchi politici e fa bene siamo tutti d’accordo ma ci chiede anche di arrenderci di fronte alle sfide della nuova economia, e questo non lo possiamo e non lo dobbiamo fare.
Ci chiede di uscire dal cerchio delle grandi nazioni e tornare ad essere una piccola Italia spaurita, come eravamo dopo la guerra.

Ci chiede di cancellare 50 anni di storia e le fatiche di due generazioni: i nostri padri i nostri nonni. Ci propone di uscire dall’Europa. Ci propone una società a crescita zero e quindi più povera  e diseguale.
Ci propone un’Italia in svendita e invece dobbiamo batterci, dobbiamo difendere il nostro paese, dobbiamo salvarlo. Dobbiamo ricostruire a cominciare da Roma XIII Municipio: il mare di Roma, una città ricca se a queste ricchezze sappiamo dare il giusto valore.  


Ricchezze trascurate, ridotte a biada per pochi anziché offerte al banchetto del mondo al prezzo che meritano. Roma umiliata da politici disonesti coperti dalle sigle dei partiti.
Dobbiamo batterci, e in quanto cittadini organizzarci in reti civiche, altro che virtuali!  e presidiare i consigli municipali e se necessario anche quelli regionali e lo stesso parlamento, finché questi partiti ripuliti e svecchiati, non si saranno messi seriamente a lavorare per noi, per il nostro paese.

Per questo proponiamo una lista civica perché siano i cittadini stessi in prima persona a candidarsi e a rappresentare le loro ragioni. in prima fila i giovani ai quali non chiediamo di eseguire ed obbedire ma al contrario chiediamo di pensare e di esercitare il dovere della critica e della proposta, come stanno facendo tanti loro coetanei in Europa e nel mondo.
Ragionano con la loro testa. Rispondono alle sfide, non si consegnano al silenzio. 


Certo Grillo è servito a farci comprendere quanto è vecchio e decrepito il ceto dirigente italiano, sia politico che imprenditoriale. Un servizio lo ha reso al paese i partiti  un po’ di pulizia l’hanno fatta. Ma adesso c’è da ricostruire altrimenti quanto il paese riuscirà a resistere in presenza di questo continuo sfibramento?


Ecco io sono un inguaribile pessimista e pavento situazioni in cui la stessa democrazia possa essere messa in discussione. Con l’aggravarsi della crisi temo che  l’aumento della disoccupazione giovanile possa fare perno sulla nebulosa grillina per impiantare in Italia un regime dai moderni tratti autoritari. Temo una riduzione della democrazia e della libertà cosi come noi fortunatamente l’abbiamo conosciute.
Occorre contrastare questo fosco clima, la scorciatoia di giocare al tanto peggio tanto meglio: io soffro che soffrano anche gli altri. La mia azienda è costretta a chiudere, chiudano anche le altre. Una logica quella del tanto peggio tanto meglio, che quando si insinua nella coscienza degli individui difficilmente può essere scacciata. 
Dobbiamo invece reagire, batterci, ciascuno dalla sua postazione, in uno scatto di orgoglio nazionale.
Come diceva uno stimato politico combattente antifascista a me caro  “senza piangersi addosso e’ tempo di andare al lavoro e alla lotta”.
Se agiremo in questo modo forse riusciremo a ribaltare la situazione dobbiamo darci almeno la speranza.
Eppoi c’e la divina provvidenza per alcuni, per altri lo stellone d’Italia, per altri ancora c’è la mobilitazione delle migliori energie personali e professionali.
Per me, per noi in questo momento c’è l’impegno civile dell’associazione Roma Capitale di tutti. 


L’appello che vi rivolgo è quello di partecipare con la vostra iscrizione alla formazione di una rete civica in questo municipio. I partiti tutti, compreso quello di Grillo, vi stanno chiedendo, ancora una volta, di seguirli senza fiatare, di votarli a scatola chiusa.
Noi vi chiediamo di candidarvi a viso aperto muovendo ciascuno dalle proprie convinzioni. Dalle proprie idee e valori perché Roma sia davvero capitale di tutti e il XIII Municipio non sia come oggi periferia ma uno dei quartieri più belli.


a presto

Sante Casini

santeca@tiscali.it

tel. 340/7053553

COMMENTI
Nome
Email
Url
Testo del Commento
LOGIN AREA
NOME UTENTE
PASSWORD
Nuovo Utente  -   Recupera la password

Videogallery
Rapporto Istat 2017: ''La crisi spazza via piccola borghesia e classe operaia''
ROMA, TERZA EDIZIONE DI VENTUREUP
Netcomm Forum 2017: Diennea-MagNews
Jobs act per gli autonomi arrivano maternità e malattia
NA:"Italia, Paese di autonomi. Sono 4,7 milioni,il 21% degli occupati"
Ignazio Corrao (M5S): 'Le piccole-medie imprese dovrebbero essere una priorità'
L'IMPORTANZA DI FACEBOOK PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
LUTTAZZI LIBERO!
Alessandro Mendini: "L'Italia è ancora il centro del mondo"
Partita iva: 4 miti da sfatare
 
Sondaggi

    Fotogallery