Dalla Soprintendenza archeologica il colpo di grazia allo stadio della Roma?

L'ippodromo di Tor di Valle dichiarato gioiello architettonico: "L’area dovrà essere lasciata libera da ogni opera in elevato". Insomma dove non c’è nulla non si può costruire nulla; dove c’è la tribuna al massimo se ne può tirare su una uguale. Un parere che sembra essere vincolante in una città ormai prigioniera di se stessa

sabato 18 febbraio 2017 alle 11:08

di Fabrizio Lodi

Potrebbe essere il colpo di grazia finale per il progetto dello stadio di Tor di Valle.

Infatti la Soprintendenza archeologica del Comune di Roma ha sostanzialmente sentenziato: "In quell’area lo stadio non si può fare". 

Lo ha comunicato in un documento alla sindaca, Regione e alla società proprietaria del terreno, la Eurnova di Luca Parnasi, "di aver avviato il procedimento di dichiarazione di interesse particolarmente importante del manufatto e il contestuale avvio del procedimento per la prescrizione di misure di tutela indiretta".

 

“UN GIOIELLO ARCHITETTONICO DA SALVAGUARDARE”

Il "manufatto" in questione è l’ippodromo, inaugurato nel 1959, un gioiello architettonico, in particolare la tribuna; le «prescrizioni di tutela indiretta», invece, le spiega il documento poco più avanti.

Scrive il Soprintendente architetto Margherita Eichberg: "L’area dovrà essere lasciata libera da ogni opera in elevato, tranne che nella zona degli attuali manufatti, dove le altezze di eventuali opere non dovranno superare quella delle esistenti". Tradotto: dove non c’è nulla non si può costruire nulla; dove c’è la tribuna al massimo se ne può tirare su una uguale. Ergo, dove lo piazziamo lo stadio della Roma? Perché è proprio l’impianto calcistico, prima che tutto il resto, ad essere messo in discussione. Per intenderci: se ha ragione la Soprintendenza, nemmeno la versione di Berdini (stadio e poco altro nei limiti concessi dall’attuale piano regolatore) può passare. Altro che variante.

 

UN PARERE CHE STRANAMENTE ARRIVA SOLO ADESSO DOPO ANNI DI SILENZIO

 

La vicenda comunque non è limpida. A parte discutere delle ragioni per cui si è mossa la Soprintendenza (tutelare "la prospettiva del manufatto" e "il suo rapporto con il contesto di ambientamento"), c’è da chiedersi perché questo parere arrivi e venga diffuso solo ora, a pochi giorni dalla conclusione della Conferenza di servizi, a due anni e due mesi dall’approvazione della delibera di pubblica utilità e ad almeno tre dall’invio del primo studio di fattibilità

 

La Soprintendenza non lascia spazio a dubbi. "Il vincolo è ineludibile", dice il Mibact. Per questo, è probabile che la Conferenza prenderà atto dell’avvio della procedura e, conseguentemente, non darà parere favorevole al progetto. E pure se ignorasse la comunicazione della Soprintendenza, una volta conclusa la procedura non potrebbe non tenerne conto. La As Roma e Parnasi non si arrendono ma sarà davvero arduo portare a termine questa impresa,,,

 

Ma questa città sembra essere diventata prigioniera di se stessa. Bellissima ma immobile, nei secoli

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