Stadio della Roma: ecco perché Marino dice che è stato fatto un piacere ai costruttori

L'ex sindoco ora dice in sostanza che raggiungere lo Stadio con il progetto approvato diventerà molto, molto più difficile oppure comporterà interventi a carico del Comune mentre prima sarebbero stati a carico dei presentatori del progetto. Si dovrà preparare una nuova delibera e resta l'incognita del vincolo della Sopraintendenza sull'impianto dell'ex ippodromo

lunedì 27 febbraio 2017 alle 09:22
«La Raggi oggi può dire con soddisfazione di avere approvato il progetto iniziale dei costruttori che la giunta Marino aveva bocciato». Lo ha detto l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino. «La Raggi ha cancellato tutte le opere di interesse pubblico da noi ottenute, più di 250 milioni di euro per i trasporti e un parco grande come Villa Borghese. Ha fatto un favore ai costruttori».
L’ex sindaco di Roma, insomma, non ci sta. Era stata la sua amministrazione a dare il via libera allo stadio con una delibera che aveva stabilito l’interesse pubblico dell’impianto. Un progetto rivisto radicalmente ora dal Campidoglio, dopo l’accordo siglato il 24 febbraio con la As Roma, con un taglio del 50% delle cubature private, ma anche con una revisione "compensativa" al ribasso delle opere pubbliche comprese nel progetto.


Volendo banalizzare Marino ora dice in sostanza che raggiungere lo Stadio con il progetto approvato diventerà molto, molto più difficle oppure comporterà interventi a carico del Comune mentre prima sarebbero stati a carico dei presentatori del progetto.

 

Marino: Raggi ha fatto favore a costruttori
Di qui l’affondo di Marino, che attacca: «Come ci si andrà allo stadio? Tutti incolonnati sulla vecchia via del Mare, questo è quello che accadrà perché vengono cancellati il ponte pedonale che collega con la Roma-Fiumicino dall'altro lato del fiume, viene cancellato un ponte sul fiume che collega l’autostrada Roma-Fiumicino con la via del Mare, viene cancellato completamente il rifacimento di tutta la via del Mare fino al Raccordo e viene cancellato il prolungamento della metro B». E ancora: «Al posto delle torri poi avremo 18 edifici alti sette piani. Meglio questo oppure tre grattacieli disegnati da uno dei più grandi architetti che rimarrebbero nella storia dell’architettura?».

Il nodo delle opere pubbliche
In realtà all’indomani dell'accordo sul nuovo stadio della Roma tra la giunta di Virginia Raggi, l’As Roma e il costruttore Luca Parnasi, il nodo di quali opere pubbliche saranno realizzate deve ancora essere sciolto. Si dovrebbe procedere in due fasi. La prima dedicata a tutte le infrastrutture funzionali per lo stadio: il potenziamento della ferrovia Roma-Lido (180 milioni già stanziati dal Cipe), il raddoppio della via del Mare, il parco fluviale e la messa in sicurezza idrogeologica del fosso di Vallerano nell’area a rischio di Decima. In una seconda fase, invece, dovrebbero arrivare il ponte sul Tevere e la bretella sulla Roma-Fiumicino.

Il ruolo della Regione
Tutto sta, adesso, nel trovare la quadra con le altre istituzioni: il governo, ma soprattutto la regione Lazio, determinante per concedere la proroga di un altro mese della conferenza dei servizi (che scade il 3 marzo), come vogliono i proponenti. Ieri l’assessore regionale alla Mobilità Michele Civita ha fatto sapere che vigilerà sulle «opere e le infrastrutture» e ha ricordato che se cambia il progetto, poiché l'attuale conferenza dei servizi è incardinata sulla delibera di pubblica utilità del 2014, «bisognerà chiedere una nuova valutazione tecnica e un nuovo pronunciamento da parte del Consiglio comunale sul pubblico interesse». Senza intoppi burocratici, assicura il club, la prima pietra potrà essere posata già nel 2017, con conclusione di lavor tra il 2019 e il 2020.

 

In arrivo la nuova delibera
Intanto già da lunedì gli uffici capitolini predisporranno tutto per la nuova delibera che di fatto sostituirà la delibera 132, ovvero quella dell’amministrazione Marino. L'atto andrà in giunta e poi in consiglio (ma esiste la possibilità che vada direttamente in aula) dove M5S non dovrebbe avere problemi ad ottenere l'ok dopo che la svolta ecosostenibile sullo stadio ha convinto anche i consiglieri più riottosi. La nuova conferenza dei servizi, concessa la proroga, si riunirà il 3 aprile e a quel tavolo il Campidoglio porterà la
nuova delibera, che di fatto assorbe la variante di piano regolatore che in quell'area prevede solo 350mila metri cubi a fronte dei 500mila concordati venerdì scorso.

Il vincolo della Soprintendenza
Sempre in quella sede il rappresentante del governo potrà pronunciarsi sul vincolo posto dalla Sovrintendenza a Tor di Valle, che pende ancora sull'intero progetto, e potrebbe revocarlo. L'iter del vincolo infatti sta facendo il suo corso parallelo: scattato il 15 febbraio prevede 80 giorni affinché i proponenti facciano le loro osservazioni (ovvero entro il 26 aprile) e altri 40 giorni per le controdeduzioni della soprintendenza. Dead line perché il vincolo diventi effettivo è il 6 giugno, fatto salvo che il governo in conferenza dei servizi ha il potere di revocarlo. Ecco perché al netto di intoppi dunque entro il 2017 si potrebbe arrivare alla cantierizzazione dell'opera.

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