Approvate le nuove linee guida per i diritti televisi del calcio. Sky aggressivo, Mediaset prudente

Per passare alla fase di bando di assegnazione dei diritti, serve infatti il via libera di Antitrust e Agcom. La base economica di partenza non sarà inferiore a quella del 2014. Ma Mediaset Premium ha già fatto sapere di non voler più investire le cifre spese per la precedente asta e quindi sono a rischio oltre 350 milioni. Tuttavia Sky, che mira alla Champions League, potrebbe decidere di fare l'en-plein

giovedì 30 marzo 2017 alle 16:56

L'assemblea della Lega Calcio di Serie A ha approvato all'unanimità le linee guida per la vendita dei diritti audiovisivi dei campionati per il triennio 2018-21. Il documento sarà inviato domani alle authority competenti per la necessaria approvazione per la quale la tempistica prevede fino a 60 giorni.

Per passare alla fase di bando di assegnazione dei diritti, serve infatti il via libera di Antitrust e Agcom. A gennaio, l'Antitrust aveva deliberato di non approvare le linee guida presentate dalla Lega Calcio chiedendo una modifica delle stesse sulla base dei rilievi formulati dalle due authority.


Il nocciolo della discussione è stato l'opportunità di imitare in qualche il modello inglese dove non tutte le partite della Premier League vengono trasmesse in televisione. E' stata valutata l'opzione di una messa al bando minimo di partite pari all'80% degli eventi, ma alla fine questa opzione non è stata approvata e si è rimasti con la vecchia formula aperta a tutte e 20 le squadre. L'opportunità di porre un tetto alla messa in onda dei match, invece, pare essere legato alle immagini esclusive.

Si vuole evitare che vi sia una posizione dominante nel mercato televisivo nazionale, in nome della no single buyer rule: non può esserci un unico soggetto che ha tutte le immagini e le può trasmettere su tutte le piattaforme. Insomma la Lega Calcio (assistita dall'advisor Infront) non ha seguito il modello inglese, in modo da favorire l'affluenza allo stadio.

Resta il fatto che si stanno valutando tutte le opportunità per valorizzare al meglio i pacchetti e puntare a un incasso più elevato rispetto a quello ottenuto con la precedente asta (l'obiettivi minimo fissato da Infront era pari a 1,04 miliardi ed è stato superato). Si stanno valutando le opzioni delle finestre o fasce orarie (lunch time per attirare il pubblico cinese e orientale, pomeriggio, sera) e quella relativa ai bacini d’utenza dei club.


L'altro elemento cardine del nuovo bando di gara sarà la base economica di partenza che sicuramente non sarà inferiore a quella del 2014. Ma Mediaset Premium ha già fatto sapere di non voler più investire le cifre spese per la precedente asta e quindi sono a rischio oltre 350 milioni. Tuttavia Sky, che mira alla Champions League, potrebbe decidere di fare l'en-plein.

E per valorizzare al massimo le immagini, cambierà la vendita dei diritti all'estero: non saranno più intermediati da un operatore unico (che poi a sua volta li sub-licenziava nei vari mercati) come accaduto finora, ma le immagini verranno cedute per aree territoriali (Europa, Middle East, Asia e Americhe).


Ma chi potrebbe partecipare? Al momento è certa la presenza della pay tv satellitare guidata in Italia da Andrea Zappia. Mentre Premium avrà un approccio opportunistico.

Probabilmente per alcuni pacchetti concorrerà assieme a Telecom Italia che è interessata ai diritti per la banda larga e forse anche per altre opzioni. Discovery è un potenziale acquirente, potendo sfruttare sia la tv digitale (con il canale Nove) sia la pay attraverso la controllata Eurosport. Non è ancora certa la presenza della Rai. Così come pare sempre meno plausibile che la Lega Calcio replichi l'idea della tv interna. Mentre ancora non si conoscono le intenzioni degli over-the-top e degli operatori digitali quali Google (con Youtube) e Facebook (con il servizio Live).

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