Successo per i PIR (Piani individuali di risparmio). Ecco cosa sono e che vantaggi offrono

Prevedono agevolazioni fiscali sotto forma di detassazione delle plusvalenze per chi decide di investire almeno per 5 anni sulle aziende italiane. Sono una sorta di “contenitore fiscale” all’interno del quale ogni risparmiatore avrà la possibilità di collocare varie tipologie di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, quote di OICR, contratti derivati) o somme di denaro

martedì 6 giugno 2017 alle 17:31

Il 2017 è l’anno del debutto in Italia dei Pir, i Piani individuali di risparmio a lungo termine che prevedono agevolazioni fiscali sotto forma di detassazione delle plusvalenze per chi decide di investire per 5 anni sulle aziende italiane.

Destinati agli investitori retail, i Pir rappresentano uno stimolo rilevante per l’economia reale del Paese, veicolando il denaro delle famiglie verso investimenti produttivi e imprese nostrane e consentendo parallelamente a queste ultime di reperire risorse attraverso un canale alternativo a quello bancario.

La novità è stata prevista dalla legge di Bilancio 2017 e consente all’Italia di allineare il proprio ordinamento a quello di altre Nazioni come Francia e Regno Unito, dove da anni esistono già strumenti come i Plan d’Epargne en Actions (Pea) e gli Individual Savings Accounts (Isas).

Prima di avventurarsi in un investimento che non si conosce, è bene però approfondire meglio la materia.

 

PIR: COME FUNZIONANO? LE REGOLE GENERALI

Il piano individuale di risparmio a lungo termine è una sorta di “contenitore fiscale” all’interno del quale ogni risparmiatore avrà la possibilità di collocare varie tipologie di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, quote di OICR, contratti derivati) o somme di denaro, rispettando però determinate condizioni di cui parleremo a breve per poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla legge.

Destinatari dell’agevolazione sono solo le persone fisiche relativamente agli investimenti effettuati al di fuori dell’esercizio di impresa.

Il Pir è individuale, e dunque non cointestabile e può essere aperto una sola volta nella vita. Se il risparmiatore lo vuole, può essere anche per tutta la vita.

 

PIR: NIENTE TASSE SUGLI UTILI

Chiunque decida di usufruire di un piano individuale di risparmio a lungo termine potrà godere di un’agevolazione fiscale consistente nell’esenzione dalla tassazione dei redditi derivanti dall’investimento effettuato. In altre parole il vantaggio principale sarà quello di poter contare su una detassazione degli utili.

Scendendo nel dettaglio, le persone fisiche che mantengono per almeno 5 anni i soldi in Pir non dovranno pagare le imposte su capital gain e rendimenti (12,5% sulle cedole e utili relativi a titoli di Stato e 26% su azioni e obbligazioni).

Rimangono invece esclusi dall’agevolazione i redditi derivanti dal possesso di partecipazioni qualificate e quelli che concorrono a formare il reddito complessivo dell’investitore.

Ma attenzione: se alla conclusione dell’investimento non ci saranno utili, ma perdite, il risparmiatore dovrà rispettare le regole generali dei fondi per il credito di imposta. Inoltre, la "mini-patrimonile" del 2 per mille sul valore del portafoglio a fine anno deve essere comunque versata.

Se non saranno rispettate le condizioni temporali e i vincoli sulla composizione del patrimonio previsti dalla legge, il risparmiatore dovrà pagare le imposte ordinarie più gli interessi.

 

PIR: I VINCOLI TEMPORALI

La legge prevede che il risparmiatore rispetti un vincolo di detenzione pari a 5 anni allo scopo di evitare finalità speculative e garantire alle imprese destinatarie di poter contare su risorse stabili sul medio lungo/periodo.

 

PIR: LA COMPOSIZIONE DEL PORTAFOGLIO

Sono state stabilite delle regole precise relative alla composizione del patrimonio del Pir. Scendendo nei dettagli, almeno il 70% del valore complessivo dei Pir deve essere investito in strumenti finanziari emessi o stipulati da imprese residenti in Italia o in Stati membri dell’UE o in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo aventi attività stabile in Italia.

Di questo 70 per cento, almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE Mib di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. Questo significa premiare le piccole e medie aziende. Il restante 30% del portafoglio può essere impegnato in qualsiasi strumento, compresi depositi e conti correnti.

Occorre poi specificare un’altra regola: il patrimonio del PIR non può essere investito per una quota superiore al 10% del suo valore complessivo in strumenti finanziari emessi o stipulati con lo stesso emittente o con altra società appartenente allo stesso gruppo o in depositi e conti correnti.

 

PIR: QUANTO CONVIENE

Ogni persona fisica può investire un minimo di 500 euro e un massimo di 30mila euro l’anno, con un limite complessivo (vale a dire nell’arco dei 5 anni previsti) pari a 150mila euro. I versamenti possono essere rateizzati.

Se il risparmiatore ottiene un rendimento annuo del 2% su un investimento di 30mila euro per 5 anni (150mila alla fine del quinquennio) dopo 10 anni avrà un utile di 25.818 e risparmierà 6.713 euro di tasse (il 4%) sul capitale versato. Basandoci sullo stesso investimento e sullo stesso rendimento, ma ampliando l’orizzonte temporale a 30 anni, l’investitore potrà contare su un capital gain pari a 111.256 euro, risparmiando 28.927 euro di tasse (il 19% sul capitale versato).

ATTENZIONE AI COSTI!

Il risparmiatore farebbe bene a controllare che le aziende applichino commissioni in linea con altri prodotti di tipologia simile presenti sul mercato. Altrimenti si rischia di erodere il vantaggio derivante dalla detassazione degli utili, riducendo sia il guadagno che il risparmio.

COMMENTI
Nome
Email
Url
Testo del Commento
Pubblicato in: economia, risparmio
LOGIN AREA
NOME UTENTE
PASSWORD
Nuovo Utente  -   Recupera la password

Videogallery
Rapporto Istat 2017: ''La crisi spazza via piccola borghesia e classe operaia''
ROMA, TERZA EDIZIONE DI VENTUREUP
Netcomm Forum 2017: Diennea-MagNews
Jobs act per gli autonomi arrivano maternità e malattia
NA:"Italia, Paese di autonomi. Sono 4,7 milioni,il 21% degli occupati"
Ignazio Corrao (M5S): 'Le piccole-medie imprese dovrebbero essere una priorità'
L'IMPORTANZA DI FACEBOOK PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
LUTTAZZI LIBERO!
Alessandro Mendini: "L'Italia è ancora il centro del mondo"
Partita iva: 4 miti da sfatare
 
Sondaggi

    Fotogallery