Due segnali positivi: diminuiscono i fallimenti e i "concordati in bianco

Sono 19.000 le imprese che hanno lasciato il mercato nei primi 3 mesi del 2017, il 5,1 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. Il livello più basso dal 2009

lunedì 22 maggio 2017 alle 10:14

Ci sono indicatori che fanno ben sperare per il nostro Belpaese. Accanto al balzo in avanti da record delle esportazioni a marzo – +14,5 per cento tendenziale -, alla crescita della produzione industriale – +2,8 per cento sempre a marzo – e all’incremento dell’inflazione – +1,9 per cento nel mese di aprile – si aggiungono i dati sui fallimenti, sulle procedure concorsuali e sulle liquidazioni volontarie elaborati dal Cerved per il 1° trimestre 2017.

Sono 19.000 le imprese che hanno lasciato il mercato nei primi 3 mesi del 2017, il 5,1 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. Il livello più basso dal 2009.

Tremila sono i fallimenti che hanno riguardato le imprese, con una riduzione del 17 per cento a livello tendenziale: il dato più basso dal 2011. Altre 400 realtà hanno aperto procedure concorsuali diverse dal fallimento, il 26 per cento in meno rispetto all’analogo periodo 2016. Circa 15.000 sono poi le liquidazioni volontarie nel trimestre.

 

Prosegue, come detto, il trend di riduzione di fallimenti già in atto da fine 2014 (quando si è toccato il massimo storico). Tra le tipologie di impresa il calo maggiore si riscontra nelle società di persone, -27,4 per cento; -17,6 per cento, invece, per le società di capitale. Per quanto riguarda i settori, il calo maggiore riguarda le imprese manifatturiere, con una riduzione del 21,7 per cento (sono fallite 440 imprese) rispetto al primo trimestre 2016; -18,2 per cento il dato relativo alle costruzioni (che hanno perso 628 realtà) e -16,9 per cento nei servizi (1.600 imprese fallite).

A livello territoriale, la classifica per regioni elaborata dal Cerved evidenzia ai primi posti per calo nel numero di fallimenti Trentino Alto Adige (-32 per cento), Molise (-31,6 per cento), Emilia Romagna (-28,5 per cento), Friuli (-28,2 per cento), Piemonte (-27,1 per cento).

Per quanto riguarda le macroaree, la performance migliore si riscontra a Nordest, con una riduzione del 23,5 per cento, poi Sud e Isole (-17,1 per cento), Centro (-15,2 per cento) e Nordovest (-14,2 per cento).

 

Le 400 procedure diverse dal fallimento aperte nei primi tre mesi 2017 sono meno della metà rispetto ai picchi del 2013. I concordati preventivi sono stati solo 165: il 43 per cento in meno rispetto allo stesso periodo 2016.

Ma c’è anche un altro dato significativo: la riduzione drastica dei cosiddetti “concordati in bianco”: vale a dire la possibilità di bloccare le azioni esecutive dei creditori in attesa di presentare un piano di risanamento ed entrare nel concordato preventivo vero e proprio.

I concordati in bianco sono risultati circa 400 nel primo trimestre 2017 rispetto alle oltre 1,5 mila domande del primo trimestre 2013. Quello attuale è il minimo da quando è stato creato lo strumento nel 2012. In generale, per quanto riguarda le procedure diverse dal fallimento, i settori produttivi registrano tutti riduzioni superiori al 20 per cento, con punte del -28,2 per cento per le costruzioni.


Dopo il “rimbalzo” tra 2015 e 2016, con una ripresa delle liquidazioni volontarie, nel primo trimestre 2017 il trend è tornato in contrazione: con la riduzione dell’1,6 per cento il numero delle liquidazioni volontarie è ritornato ai livelli del 2008.

Il panorama è meno omogeneo rispetto agli altri tipi di procedure (fallimenti e procedure concorsuali), con le costruzioni che fanno segnare ancora un incremento, +1,1 per cento a livello tendenziale, mentre evidenziano riduzioni sia l’industria (-1,7 per cento) che i servizi (-0,8 per cento).

Una situazione variegata che si riscontra anche nel rilevamento relativo alle aree geografiche: a fronte di contrazioni diffuse che vanno dal -0,1 per cento del Nordest al -9,3 per cento di Sud e Isole; il Nordovest mostra invece ancora un incremento delle liquidazioni pari al 6,2 per cento. Al Centro, invece, riduzione del 2,3 per cento.

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