Il mercato dell'installazione degli impianti: grandi opportunità ma solo se saprà cambiare pelle

E' in sintesi quanto emerso nel corso nel corso della presentazione del “3° Rapporto congiunturale e previsionale sul mercato dell’installazione degli impianti in Italia 2017-2019” che si è tenuto il 30 maggio a Roma nell’Auditorium CNA. Un settore che ha saputo tenere testa alla lunga crisi ma che ora è di fronte a una sfida epocale

martedì 30 maggio 2017 alle 15:21

di Fabrizio Lodi

 

ROMA - Un settore che conta (dati più recenti del 2014) 155.368 imprese, che ha attraversato la crisi “tenendo botta” e che ora potrebbe approfittare di grandi opportunità legate alla ripresa economica non solo italiana ma che per farlo dovrà necessariamente cambiare la sua pelle.

Sono alcuni degli elementi emersi nel corso della presentazione del “3° Rapporto congiunturale e previsionale sul mercato dell’installazione degli impianti in Italia 2017-2019” che si è tenuto il 30 maggio a Roma nell’Auditorium CNA.

 

Nel corso dell'incontro si è fatto il punto della situazione con la presentazione di dati economici passati e proiezioni future sia per il mercato nostrano che per quello del Vecchio Continente e mondiale. Si è discusso molto anche dell'efficienza energetica, delle energie rinnovabili come motori di sviluppo del settore delle costruzioni e dello snodo dei “bonus”, spinta vitale per tutto questo settore.

 

Ha aperto “le danze”, Sergio Silvestrini, Segretario Generale CNA. La prsentazione del Rapporto è stata fata da Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME.

E’ seguita una tavola rotonda coordinata da Mauro Salerno (Edilizia & Territorio - Il Sole 24 Ore) a cui hanno partecipato: Carmine Battipaglia, Presidente CNA Installazione Impianti; Gaetano Fasano, del dipartimento ENEA-DTE, Alberto Montanini, Presidente ASSOTERMICA, Mauro Odorisio, Presidente ANGAISA, Massimiliano Pierini, Managing Director Reed Exhibitions Italia.

 

In particolare il segretario CNA Sergio Silvestrini ha posto l’accento sul positivo cambiamento del “clima” che si respira e della consapevolezza di essere usciti dalla fase più dura della crisi ma anche degli scogli che il settore dell’installazione degli impianti dovrà affrontare: obsolescenza dei manufatti, richiesta di standard sempre più alti, capacità per battere la concorrenza mondiale di dare un valore aggiunto al prodotto “made in Italy”, necessità di ottenere la conferma degli eco-bonus da parte del Governo.

Il segretario ha poi parlato dell’importanza di avere una visione più ampia, di interventi di ammodernamento di un patrimonio immobiliare spesso obsoleto che andrebbe messo in sicurezza ed efficientato.

Ma dovrà battere alcuni nemici: come la concorrenza sleale (nel piccolo per il problema del sommerso, del “nero”, nel grande per la posizione dominante di colossi come Enel ed Eni) e di una normativa “frastagliata” a cui servirebbe un Testo Unico.

 

Lorenzo Bellicini (nella foto) ha poi presentato il rapporto vero e proprio ricco di numeri e comparazioni sia a livello italiano che globale. Numeri che, come sopra accennato, parlano di un settore che è riuscito ad attraversare la crisi limitando i danni e rimanendo nella Ue il secondo per importanza dopo la Germania, vale a dire il 34% del valore completo del settore costruzioni, un mercato che vale 57 miliardi di euro.

Per tenere queste posizioni, vista la debole domanda interna, gli operatori si sono dovuti attrezzare per competere all’estero e i risultati sono stati ottimi.

Fra i dati più interessanti, e sorprendenti, quello della aumentata disponibilità complessiva dal 2007 ad oggi dei soldi messi nei conti correnti dalle famiglie, soldi che non trovano però utilizzo per la scarsa fiducia e nella poca credibilità dell’economia del Belpaese.

Il settore in questione è stato più abile rispetto a quello dell’edilizia ad efficientarsi ma lo aspetta una sfida impegnativa in cui gli imprenditori dovranno essere capaci di rivoluzionare il loro modo di pensare visto che stiamo entrando in quella che a detta degli economisti è “la quarta grande rivoluzione industriale”. Una rivoluzione che vedrà le città diventare ancor più poli di attrazione se saranno capaci di farlo ovviamente. Gli esempi di Parigi, Stoccolma, Copenaghen, Londra che sono proiettate ampiamente verso il 2030 sono stati illuminanti al riguardo mentre città come Roma e Milano sembrano navigare a vista.

 

Un altro tema fondamentale, affrontato nel dibattito finale, è stato quello dei eco-bonus da cui dipenderà buona parte della crescita futura del settore. Ma sarà necessario che vengano distribuiti, e prima di tutto pensati, in maniera logica: non più dati “a pioggia” ma mirati per efficientare, riqualificare e rendere sicuro un mercato immobiliare, sia pubblico che privato, che dà chiari segni di cedimento.

 

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Pubblicato in: Cna, commercio, economia, edilizia
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